Tavole di San Giuseppe

Il 19 marzo 2014 gli alunni delle seconde della scuola primaria di Andrano hanno realizzato una Tavola di San Giuseppe. Il lavoro è stato possibile grazie a tutti coloro che hanno creduto e credono nei valori simbolici della mensa: la convivialità, la condivisione, l’unione, la fraternità, l’amicizia…

Tavola di San GiuseppeLe origini. Le "tavole" sono mense sacre e benedette la cui origine si perde nel tempo. Probabilmente la si può ricercare nelle Confraternite di San Giuseppe, le quali offrivano pasti ai poveri nel giorno della festa. Nel Medioevo pare fosse in uso da parte dei nobili imbandire delle tavole legate alla liturgia Bizantina secondo la quale i monaci Basiliani offrivano protezione e dei pasti caldi alla povera gente.

I commensali. Variano da tre a tredici e sono sempre in numero dispari, per richiamare l’immagine dell’ultima Cena. Essi rappresentano la Sacra Famiglia di Nazaret e vari Santi.

Il rito. Le “tavole” vengono preparate in case private e offerte a San Giuseppe per ricevere la sua protezione, per chiedere una particolare grazia, o per adempiere un voto. Per rappresentare il rito viene scelta la stanza più grande e più bella dell’abitazione dove viene allestito una specie di altare ricoperto da una tovaglia ricamata sul quale domina un quadro o la statua di S.Giuseppe. La famiglia devota sceglie  alcune persone, fra parenti ed amici, secondo il detto “San Giuseppe invita i soi soi”. Questi invitati dovranno impersonare la Sacra Famiglia e i Santi. Dopo essere state benedette dal parroco nel pomeriggio della vigilia, le tavole vengono aperte al pubblico dando inizio così al “giro delle tavole”.

Il pranzo vero e proprio ha inizio a mezzogiorno in punto del 19 marzo. I Santi si dispongono intorno alla tavola, fanno il segno della croce, recitano un Padre Nostro, un’Ave Maria, un Gloria al Padre, un Credo e la litania San Giuseppe prega per noi. Segue di solito una preghiera in italiano popolare e una supplica affinché il Santo accolga e soddisfi le richieste del devoto. Poi inizia il pranzo.

San Giuseppe siede a capotavola ed ha il posto contrassegnato da un bastone fiorito, simbolo del miracolo grazie al quale egli fu scelto per essere lo sposo di Maria. Alla sua destra prende posto la Madonna, alla sua sinistra Gesù Bambino e poi di seguito tutti gli altri. San Giuseppe dà inizio e fine al pranzo battendo un sonoro colpo di bastone sul pavimento e scandisce l’alternarsi delle pietanze, per un totale di tredici sapori, e delle preghiere battendo la forchetta sul piatto. I Santi non riescono a mangiare quella grande quantità di pietanze e si limitano
ad assaggiarle, il resto viene portato a casa per essere consumato nei giorni seguenti o per essere distribuito a parenti o amici.

Le pietanze

pastamiele

Pasta con miele e mollica di pane

L’ape è simbolo dello Spirito Santo, il miele simbolo di Grazia.

 

vermicelli

 

I vermicelli o la massa con i ceci ricordano, con i loro colori, il fiore del narciso.

 

pesce

 

Il pesce rappresenta Cristo stesso.

 

rapecipoll

Le rape, i cavolfiori, i ceci, i cipollacci e i finocchi rappresentano il passaggio dall’inverno alla primavera e ricordano la verga fiorita di San Giuseppe.

pittule

 

Le pittule sono il piatto della vigilia di ogni importante festa cristiana.

 

fritti

 

I fritti con il miele e le cartellate simboleggiano le fasce che avvolgevano Gesù.

 

paneIl pane è l’elemento essenziale dell’alimentazione quotidiana di tutti i popoli antichi insieme al vino. Il pane di S.Giuseppe è un segno di condivisione, si spezza e non si taglia.

“Spezza il tuo pane con l’affamato, introduci in casa i miseri, i senza tetto, vesti chi è nudo senza distogliere gli occhi dalla tua gente. Allora la tua luce sorgerà come l’aurora” (Isaia 58, 7-8).

In questa frase è racchiuso tutto il significato della Tavola di San Giuseppe.